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Intervista a Di Cecco Alberico

1) Quando ha capito di essere un talento?

- Quando sono passato dalla pista alla maratona perchè mi sono reso conto di riuscire ad affrontare il sacrificio con naturalezza.

2) Nella sua carriera sportiva quali sono stati i momenti migliori?

- Sin da subito, da ragazzo, perchè ho ottenuto vari successi. Il culmine l’ho raggiunto nel 2004, con la partecipazione alle Olimpiadi...il clima era cosi diverso, è stata un’esperienza fantastica. L’ultimo successo, non da meno, è stata la vittoria nel 2005 alla Maratona di Roma.

3) Quali pensa siano i suoi punti di forza da un punto di vista psicologico?

- La capacità di programmazione sulla lunga distanza, ovvero il porsi degli obiettivi per piccoli passi.

4) Molti atleti riferiscono che attorno al 30esimo km inizino a farsi sentire molte difficoltà, che sia il momento più critico della gara. Cosa pensa in quel momento?

- Non penso a nulla di particolare. In quei momenti l’aspetto predominante è quello fisico. Il corpo, da bruciare il glucosio passa a bruciare i grassi, è un meccanismo fisiologico che è inevitabile e che causa disagi fin quando l’organismo non si adatta al nuovo stato.

         > Quindi, se ho ben capito, l’aspetto più difficile da gestire e affrontare è la crisi prodotta a livello fisico dai cambiamento biologici che subentrano per sopperire alla mancanza di glucosio. Immagino che sia una situazione dura da sostenere, che provochi dei pensieri negativi.....

- Si, in effetti è proprio cosi. Si ha timore di aver finito, di non farcela ad arrivare alla fine. Penso che se sto cosi è perchè ho sbagliato qualcosa durante il percorso...

5) Quali sono le strategie che utilizza per motivarsi in questi momenti critici?

- Cerco di pensare al traguardo finale, di concentrarmi il più possibile nonostante i pensieri negativi che mi passano per la mente.

6) Quali consigli darebbe un grande atleta come lei ad un ragazzo che voglia avvicinarsi a questo sport?

- Consiglierei di crescere per gradi, di cominciare, come ho fatto io, con la corsa, perchè ti imposta fin da piccolo alla rigidità e al sacrificio.

 

COMMENTI

Anche in questo caso, nell’intervista sopra riportata ho cercato di rimanere il più possibile fedele alle reali parole dette dall’atleta. Per motivi legati, però, alla difficoltà di annotare tutte quanto espresso dall’atleta in risposta alle nostre domande essa rappresenta solo un estratto. E’ per questo che cercherò di integrare in questo spazio quanto non emerge dalla trascrizione dell’intervista.
L’atleta si è mostrato molto collaborativo e interessato a rispondere alle nostre domande. I contenuti da lui esposti sono stati molto ricchi, tanto che più di una volta abbiamo cercato di riassumere e rimandare che il suo pensiero era stato compreso pienamente al fine di poter procedere con le altre domande date le limitazioni di tempo che conoscevamo sin dall’inizio.
La sensazione che mi ha trasmesso l’atleta è stata fortemente positiva, poichè si è mostrato durante tutto il corso dell’intervista interessato e gratificato. Questo l’ho percepito dal fatto che il suo sguardo era costantemente rivolto verso l’interlocutore e la sua attenzione focalizzata e sostenuta, non lasciandosi distrarre dal contesto caotico circostante.
Quello che mi ha colpito in questa intervista, e che credo meriti attenzione, è il fatto che la capacità che l’atleta ritiene essenziale nel suo sport sia lo spirito di sacrificio e soprattutto un’organizzazione strutturata degli obiettivi, “per piccoli passi”. In questo senso credo che lo psicologo dello sport possa mettere in atto le sue competenze per ottenere un’ottimizzazione della prestazione anche con atleti di altissimo livello.

Dott. Fernando Cosimi